Ippoterapia:

cavalcare per curarsi





  Una vasta gamma di patologie motorie trae giovamento dalla riabilitazione equestre, il cavallo è solo uno strumento, che può regalare a soggetti, imprigionati dalla patologia, esperienze fisiche, psichiche, relazionali, spaziali, altrimenti non possibili

Immagine a lato:

L'abbraccio






di  Maria Pia Onori*


E’ l’alba. Da oriente Apollo, dio del sole e della medicina, inizia la sua passeggiata nel cielo su un carro trainato da magnifici cavalli bianchi. La sua venuta porta vita e benessere alla terra dopo il buio della notte, come pure salute e gioia dopo la tristezza e il dolore della malattia. Non a caso lo strumento del suo arrivo è il cavallo. Ancora il cavallo, questo splendido animale ricco di significati simbolici, troviamo in un altro mito legato alla medicina. E’ un essere straordinario, metà uomo e metà cavallo, il centauro Chirone, a donare all’uomo non solo la pittura, la scultura e la musica, ma anche le prime nozioni di medicina., a significare per curare l’uomo nella sua complessità di corpo, spirito, intelligenza, la razionalità si deve accompagnare alla passione ed al sentimento.
Dal mito alla realtà moderna.
Anche oggi il cavallo svolge un ruolo terapeutico come strumento sicuro ed efficace in quella che si definisce Riabilitazione a Mezzo Cavallo o Riabilitazione Equestre.
La Riabilitazione equestre è un trattamento riabilitativo, che utilizza il cavallo, come parte integrante della terapia, utilizzandone non solo gli stimoli motori che la sua andatura trasmette al corpo del paziente, ma anche le emozioni che questo nobile animale suscita.
Il trattamento deve essere svolto con criteri di scientificità e professionalità. Un’equipe multidisciplinare elabora un progetto finalizzato a migliorare le capacità di adattamento del soggetto disabile al suo ruolo sociale, identifica degli obiettivi terapeutici a medio o lungo termine, verifica i risultati ottenuti, decide la sospensione del trattamento, qualora non sia più ipotizzabile un miglioramento della situazione clinica. I componenti dell’equipe saranno, a seconda della patologia, il neuropsichiatria infantile, il neurologo, lo psichiatra, lo psicologo, il fisiatra insieme a terapisti della riabilitazione, psicomotricisti, logopedisti, terapisti della riabilitazione psichiatrica e sociale.
La Riabilitazione Equestre si distingue così nettamente dalla pratica sportiva per disabili. Come dice il prof. S. Boccardi “La terapia agisce specificatamente sulla menomazione e la disabilità, lo sport non è mai così specifico, pur avendo un effetto favorevole sulla persona disabile.”
Diverse saranno quindi le figure professionali coinvolte nello sport per disabili, come diverse saranno le attività svolte a cavallo.

La Riabilitazione Equestre si articola in tre fasi successive:
1. l’ippoterapia
2. la rieducazione equestre
3. la presportiva

Ippoterapia: nella prima fase il cavallo viene condotto al passo da un assistente. Il terapista è accanto al paziente o addirittura a cavallo con il paziente stesso, quando la gravità della malattia impedisce la postura seduta autonoma. Il cavallo è bardato solo con una copertina ed un fascione. Il paziente sperimenta quindi integralmente le sollecitazioni che i movimenti del cavallo trasmettono al suo corpo. Il cavallo esegue poi gli esercizi proposti dal terapista, che variano a seconda del progetto terapeutico e degli obiettivi che si vogliono raggiungere.





Rieducazione equestre: In questa fase il cavallo viene bardato con sella, redini e staffe. Il paziente continua a fare gli esercizi previsti dalla terapia, ma inizia anche ad apprendere i primi rudimenti dell’arte equestre e a guidare autonomamente il cavallo. Il terapista si allontana verso il centro del maneggio, a sottolineare la maggiore abilità conquistata dal soggetto nel lungo e difficile cammino verso l’autonomia, nonostante la disabilità

La Presportiva è per quei soggetti, che hanno raggiunto la guida autonoma del cavallo. Viene svolta in gruppo per favorire la socializzazione e il confronto con i coetanei.
Anche il volteggio può essere praticato in ambito terapeutico. Tale tecnica è rivolta soprattutto a soggetti con problemi di tipo psichico, sia cognitivi , che comportamentali e si propone di migliorare il rispetto delle regole, la conoscenza delle sequenze spaziotemporali, lo spirito di collaborazione.
Si inizia sempre dalla fase dell’ippoterapia, ma non tutti i pazienti sono in grado di proseguire e sperimentare le altre due. Inoltre non tutti sono in grado di sperimentare andature diverse dal passo, come il trotto. Il galoppo non è mai usato nella riabilitazione.

A chi si rivolge la Riabilitazione a Mezzo Cavallo?
Una vasta gamma di patologie motorie trae giovamento dalla riabilitazione equestre, che si badi non vuole soppiantare le metodiche tradizionali, ma efficacemente affiancarle. Le patologie più comunemente trattate sono le paralisi cerebrali infantili, i traumi cranici, le lesioni del midollo spinale congenite, come la spina bifida o acquisite da trauma o mielite, le lesioni del plesso brachiale.
Risultati positivi si ottengono anche in patologie psichiatriche quali l’autismo infantile, le psicosi, l’insufficienza mentale, la depressione; in cui si sfrutta l’emozione che il cavalcare comporta.
Soggetti con deficit sensoriali quali la sordità o la cecità migliorano sul piano dell’orientamento spaziale e dell’autonomia, nonché della relazione.
La vastità di queste indicazioni non deve far pensare ad una sorta di trattamento miracolistico o ad una panacea, che, se è buona per tutto, in realtà non è buona per nulla.
Il cavallo è solo uno strumento, che può regalare a soggetti, imprigionati dalla patologia, esperienze fisiche, psichiche, relazionali, spaziali, altrimenti non possibili. Nelle mani di un’equipe scientificamente valida questa ricchezza di stimoli può essere messa al servizio del trattamento riabilitativo, con risultati ottimi anche sul piano motivazionale.
A questo punto è interessante citare la lunga esperienza di Riabilitazione Equestre, che si è svolta e si svolge all’interno del Centro di Riabilitazione Equestre Vittorio di Capua dell’Ospedale Niguarda Cà Granda di Milano.
Il centro fu inaugurato nel lontano 1981 con pochi mezzi e grandi speranze per ispirazione del dott. Luciano Cucchi, chirurgo infantile e grande appassionato e conoscitore di cavalli.Si fondava sulle forze di una sola terapista Annalisa Roscio, attuale responsabile del centro e di un solo cavallo , un aveglinese di nome Malù.
La consulenza medica veniva offerta dalla dottoressa Maria Pia Onofri, pediatra e neuropsichiatra infantile, tuttora consulente del Centro e dal dott. Daniele Pellegatta, fisiatra.
Il Centro si caratterizza per essere collocato all’interno di un grande Ospedale Generale, di cui può usufruire consulenze specialistiche e puntualizzazioni diagnostiche o strumentali. Attualmente il Centro si articola in una struttura coperta, comprendente un maneggio, la segreteria, gli studi, la sala visita, l’ aula didattica con biblioteca, i bagni con gli spogliatoi. La parte all’aperto si compone di due maneggi , un tondino, due paddock e sei box.
IL suo staff conta attualmente due terapiste della riabilitazione a tempo pieno, una neuropsichiatria infantile e una fisiatra a tempo parziale, una psicomotricista, una terapista della riabilitazione psichiatrica e sociale e un’educatrice a tempo parziale, quattro assistenti. E’ garantita una consulenza su richiesta della veterinaria e del maniscalco.
Dopo la terapia a cavallo i pazienti eseguono delle attività a terra, collegate con il cavallo e diversificate a seconda della gravità della disabilità. Queste attività, che vanno dal preparare il cibo per l’animale, al pulire i finimenti e i box, hanno un duplice scopo, da un lato rinforzare il legame con il cavallo, dall’altro addestrare il paziente alle attività pratiche della vita quotidiana e si configurano come una vera e propria terapia occupazionale. In questo lavoro gli operatori sono validamente coadiuvati dai volontari dell’ABIO (Associazione Bambino in Ospedale)
Il Centro è inoltre frequentato dagli allievi del corso di perfezionamento in Riabilitazione Equestre, che viene tenuto ogni anno dall’equipe del Centro in Ospedale e da tirocinanti di vari corsi di laurea, come riabilitazione psichiatrica e sociale, psicologia, neuropsicomotricità dell’età evolutiva.
Il tutto crea un’atmosfera dinamica e stimolante, a tutto vantaggio dei nostri pazienti.che sono attualmente ottantacinque. La maggioranza è costituita da bambini affetti da paralisi cerebrale infantile, ma vi sono pure esiti di trauma cranico, spine bifide, sindromi di vario tipo, neoplasie cerebrali. Un gruppo omogeneo è costituito da adulti con sclerosi multipla seguiti dalla neurologia del nostro ospedale.
Viene utilizzata la monta all’inglese, che favorisce il lavoro sull’articolazione tibiotarsica, frequentemente compromessa nelle paralisi e permette un lavoro simmetrico sugli arti superiori.
Al vecchio Malù, doppio pony, altri cavalli si sono affiancati fino agli attuali sei, tutti diversi per razza e dimensione. Non esiste infatti il cavallo ideale per l’ippoterapia, ma è necessario che le caratteristiche psicofisiche dell’animale siano adeguate al soggetto e agli obiettivi terapeutici.
Tutti i cavalli del Centro, pur non avendo eseguito addestramenti con tecniche particolari, eseguono il loro lavoro con pazienza , intelligenza e oserei dire, con alta professionalità.


*
Specialista Pediatria
Specialista in Neuropsichiatria Infantile
Consulente Neuropsichiatra Centro di Riabilitazione Equestre Vittorio di Capua-Azienda Ospedale Niguarda Cà Granda –Milano