Riapre il laboratorio artistico Angelo Mai

Un luogo per esprimersi





  Il nuovo Angelo Mai è verde: immerso nel parco, il colore della struttura è quello delle foglie, per ospitare in maniera naturale gli artisti che lavoreranno al suo interno e tutti coloro che fin dal mattino vorranno vivere i suoi spazi. Un laboratorio ispirato periodicamente ad un tema diverso […]

Immagine a lato:

La nuova sede dell’Angelo Mai (Parco San Sebastiano- Roma)






di  Rodolfo Lorenzini


Riapre l'Angelo Mai. A tre anni dallo sgombero della vecchia scuola elementare Angelo Mai (dal nome dell’omonimo cardinale filologo, che riscoprì importanti scritti di Cicerone), che era stata occupata da 30 famiglie nel novembre 2004, ed aveva dato luogo ad una dei fenomeni culturali più interessanti della storia romana recente, riapre il laboratorio artistico che era il simbolo delle creatività romane e che ha ospitato artisti provenienti da tutta Italia. La collocazione è del tutto nuova: nel cuore della città, di fronte alle Terme di Caracalla, immersa nel parco di San Sebastiano, una struttura dal design contemporaneo progettata dallo Studio Romolo Ottaviani - ma ancora incompleta - ospiterà il nuovo centro di produzione indipendente. Un luogo da costruire insieme a coloro che lo vivranno, un luogo da inventare insieme alla città. Uno spazio da costruire insieme nel corso dell'anno, con il contributo di coloro che lo attraverseranno e degli artisti che lo vivranno rendendolo così un'opera d'arte esso stesso.
Il nuovo Angelo Mai è verde: immerso nel parco, il colore della struttura è quello delle foglie, per ospitare in maniera naturale gli artisti che lavoreranno al suo interno e tutti coloro che fin dal mattino vorranno vivere i suoi spazi.
Un laboratorio ispirato periodicamente ad un tema diverso, ad una suggestione e/o ad una contraddizione a cui gli artisti si rifaranno per la proposta di opere da esporre, spettacoli, performance e concerti. E anche per lavorare direttamente in loco (lo spazio avrà anche una zona in cui ospitare gli artisti) ad un'opera che materialmente nascerà lì dentro.

Il Collettivo Angelo Mai – Orchestra mobile di canzoni e musicisti




Il tema della riapertura, ALTROVE, è stato un progetto realizzato con il contributo della Regione Lazio, Assessorato alla Cultura Spettacolo e Sport, e prende a pretesto il mondo del circo, che in quanto mondo in miniatura è un grande mantello per affrontare il tema della città nella città. Il Collettivo Angelo Mai - Orchestra mobile di canzoni e musicisti e Hôtel de la lune sono stati i protagonisti di CIRC(O), un'opera site specific che è andata in scena il 29/30/31 ottobre e il 1 novembre.
Un'orchestra di musicisti sta provando un concerto. Suonano senza amplificazione, con, al massimo, delle casse preamplificate per la voce, simili a quelle dei musicisti di strada. Suonano al riparo di quella frontiera di stracci che da sempre rappresenta al contempo la voglia di fuggire e quella di incontrare. Poche lampade di fortuna illuminano la scena, alcune candele sugli strumenti per meglio vedere gli spartiti. Gli spettatori potranno entrare. Prendere una sedia e sedersi. Assistere a questa - prova d'orchestra - in cui dodici musicisti cercano di raccontare attraverso la loro musica la condizione che li rende oggi simili ai funamboli e alle altre figure di artisti che accendevano la fantasia del pubblico con le loro storie e le loro abilità.

Il Cardinale Angelo Mai (Schilpario, Bergamo, 1782 – Castelgandolfo, Roma, 1854)




L'idea di CIRC(O) nasce dall'esplorazione dei terzi paesaggi. Di quelle straordinarie zone residuali che riescono a sfuggire all'ineluttabile avanzata del cemento culturale in cui le comunità, o i singoli individui, si trovano a scantonare di continuo. Strutture leggere, nomadi, come appunto i vecchi circhi, che a Roma si muovevano di quartiere in quartiere, prima che di città in città, obbligati, per sopravvivere, a spostarsi, a fare i conti con una condizione di forzata transitorietà che tuttavia gli permettesse di essere anche un vento nuovo capace di seminare i germogli del sogno. Recuperare il circo come mondo che per sua stessa natura non ha muri, non ha divisioni, filo spinato, che trascende il concetto di proprietà e si fonda sulle antiche origini nomadi basate sulla condivisione e sull'incontro fra comunità.
Il circo come omaggio a tutti quei luoghi che oggi nelle metropoli accettano la sfida del mettere in comune.