Il GALA della 107ma Fieracavalli





 






di  Rodolfo Lorenzini


E’ ormai una consolidata consuetudine che i grandi eventi fieristici nel settore equestre propongano una serata di particolare interesse spettacolistico. La 107ma Fieracavalli non è stata da meno ed ha proposto per tutto il periodo una serata a pagamento denominata Gala d’oro. Nella brochure, sul sito Internet della Fiera e attraverso la pubblicità si lasciavano presagire spettacoli d’eccezione, emozioni senza fine, pelle d’oca, brividi. Sono indicate in cartellone novità assolute nel settore della spettacolistica equestre; “particolare attenzione al teatro equestre franco-italiano, cavallerizzi ed amazzoni in grado di interpretare al meglio il cavallo,” ecc. Ma agli occhi di uno spettatore disincantato, e forse anche un po’ del mestiere, le cose assumono aspetti un po’ diversi.

Un gala d’oro firmato Lorenzo.
Vidi per la prima volta Lorenzo esibirsi proprio a Verona nell’ambito dell’ultimo galà a cui aveva partecipato. E’ il 2000. Con i suoi generosi galoppi e le sue meravigliose acrobazie Lorenzo manda il pubblico in visibilio.
In un passaggio veramente difficile del suo numero, al galoppo in groppa a 6 dei suoi lusitani Lorenzo non riesce, dopo il tentativo di saltare l’ultimo ostacolo, a riacciuffare le redini e cade. I cavalli continuano il loro galoppo sfrenato. L’uomo di campo, il suo aiutante riesce ad afferrare al volo una redine. Immediatamente tutto il treno gli gira attorno, lo avvinghia e lo inghiotte. Uomo, cavalli, redini, formano un tutt’uno. Di colpo scende il silenzio. Il ritmo incalzante delle emozioni, degli olè che si reiteravano tonanti ad ogni salto, cessa di colpo. Un uomo è in pericolo.
Tra i primi ad accorgersi della gravità della situazione è uno degli Hasta Luego. Guarda il groviglio d’uomini, guarda Lorenzo che caduto si sta ancora rialzando e sta arrivando di corsa. La decisione è presa. Tirato fuori il coltello l’”Hasta Luego” corre verso il groviglio vitale e scoordinato, tenuto insieme da mille strisce di cuoio. Arriva anche Lorenzo. Si tuffa nel groviglio: non c’è bisogno del coltello;l’uomo è liberato. Accertata la funzionalità delle guide, salta in groppa verso quell’ultimo ostacolo maligno che viene superato senza esitazioni. Il pubblico esulta; è tutto in piedi. Un tripudio. Così mi ricordo Lorenzo la prima volta che lo vidi in azione. Ebbi da subito l’impressione di essere davanti ad un genio e ad un estro senza tempo, ad un personaggio straordinario soprattutto per la sua transtemporalità.
Un uomo che con sei cavalli, delle redini e degli ostacoli di legno donava emozioni al pubblico che l’acclamava. La grandezza di Lorenzo sta in questo. Nella semplicità di ciò che fa del modo in cui la fa e del risultato che ottiene. Mi piace pensare ora che lo vedo che altri come lui avrebbero potuto allietare i faraoni d’Egitto o Giulio Cesare o Federico II° o la corte dei Gonzaga.

E che sia un artista in maturazione continua, il cui percorso è ancora abbastanza chiaro a tutti, Lorenzo lo ha dimostrato anche nel Gala d’Oro di Fieracavalli. Il suo numero, di una linearità e semplicità straordinaria, vuoi per la coreografia, che per le musiche, che per l’equilibrio, s’inserisce nel filone di quel rinnovato rapporto con il cavallo fatto di gestualità riconosciute, di scambi d’energia, del linguaggio millenario che in molti ambiti dell’ippologia si sta ormai definitivamente perdendo.

Ma quanta nostalgia. Il Padiglione 5 quasi deserto, il costo del biglietto spropositato rispetto alle reale consistenza dei contenuti spettacolistici, l’audio gracchiante e molte volte in sovrapposizione a musica distorta, il testo raccontato a metà tra lo speakerato ed il recitato, ma comunque mal appiccicato a ciò che si vedeva.

Un gala d’oro firmato Lorenzo





La presenza di Lorenzo non ha fatto altro che acuire queste dolenti note e rimarcare la sproporzione tra l’impatto emotivo della sua performance e quella degli altri gruppi.

Degli altri è meritevole di menzione speciale il numero di Gianluca Coppetta e Silvia Resta. Grande presenza scenica , estro, inventiva, penalizzato soltanto da una musica, si evocativa, ma di scarsa forza vitale rispetto all’azione. Gianluca Coppetta e Silvia Resta sono ormai una realtà. Gianluca Coppetta è serio, meticoloso, umile; sta raccogliendo i frutti di un lavoro molto intenso in cui è in grado di migliorare ancora molto.

Degli altri che dire?

Che dire del gruppo di Dario Milanese che a Leonessa, al Festival degli spettacoli equestri, è stato premiato Vincitore con il numero “Casanova e la Luna” e qui si è trovato in un ambiente che non ha consentito al pubblico di capire (soprattutto a causa di un audio ed un testo di accompagnamento non adeguati ) cosa stesse succedendo in pista?

Che dire del numero “Da uno a cinque” in cui tutto il pubblico ha potuto osservare il “disagio” di alcuni cavalli nello sviluppare la propria partecipazione?

Che dire del fatto che non si è pensato, nel numero “Tra Terra e Mare” di far invertire il campo ai butteri ed ai cavalieri del Delta per cui il pubblico delle tribune ha avuto da una parte la Maremma e dall’altra la Camargue per tutta la durata del numero?

Che dire delle “acrobazie equestri” a metà tra il pretenzioso ed il provinciale in cui si è assistito a reiterate chiamate di applausi supportate da improbabili verticali, cavalli che fuggono di mano e se ne vogliono andare dal rettangolo?

La risposta è molto semplice .Il Gala d’oro di questa 107ma Fieracavalli è stato globalmente uno spettacolo improntato all’arte varia con una predisposizione all’ironia ed al clownesco; in alcuni casi anche sperimentale se vogliamo, ma che non raggiunge i livelli a cui è proposto. Forse soprattutto per la consistenza dei mezzi tecnici impiegati, non adatti a supportare lo sforzo ed i sacrifici di artisti, operatori ed anche del pubblico, qualora paghi davvero i 45 Euro a persona del biglietto, che stanno cercando di sviluppare e di sostenere anche in Italia la magia di questa forma di spettacolo.

Un’ultima considerazione la merita il Carosello Militare. E’ encomiabile che la Scuola Militare di Equitazione abbia pensato di onorare la propria storia. Ma molta strada è ancora da fare proprio perché la storia dell’equitazione militare italiana si intreccia con la storia dell’equitazione moderna e non solo.
E’ un crocevia di cultura, di storia, anche di romanticismo, di atti di eroismo che non possono essere ricondotti soltanto a Pinerolo ed a Caprilli. Soprattutto con dei ragazzi in sella che non proprio sono assimilabili, nel modo di montare, ai nostri canoni classici. E’ necessario uno sforzo d’immaginazione e di creatività nel solco della tradizione. Soprattutto dal punto di vista della sceneggiatura e della colonna sonora. Troppo scontata la musica del Gladiatore ( ma i diritti sono stati pagati?). Troppo facile e troppo di superficie per creare un’emozione vera, profonda, nuova, ma nello stesso tempo forte per lanciare e rinnovare un messaggio che non deve essere dimenticato.