Anno 4 - N. 10 / 2005


WOLFGANG AMADÉ MOZART ...TANTO, NON “POCO CONTANTE”

I CONTI IN TASCA AL GENIO DELLA MUSICA

“... mai più cadere vittima delle scellerate biografie tra le quali il suo amor di Mozart sbocciò,fiorì e fu malmenato e tradito dallo svergognato piagnisteo intonato per fare palanche ”

di Giulio Cesare Maggi



Un ritratto idealizzato di W. A. Mozart (1756 – 1791) di Val Janschek. Il dipinto è di maniera e non rispecchia il vero volto di Mozart, rappresentato qui come gentiluomo benestante di fine Settecento.


Attorno alla figura del nostro amato, anzi amatissimo Mozart, hanno preso forma non poche leggende, soprattutto in epoca romantica, in particolare quelle relative al suo rapporto con il denaro e sullo stato di miseria dei suoi ultimi anni, fino alla morte.
Il nostro Wolfgang - dall’epoca del primo viaggio in Italia nel 1770, aveva preferito usare la forma italiana di Amadeo e successivamente quella di Amadé, ma mai quella di Amadeus - fu vittima inconsapevole di numerose leggende fiorite dopo la sua morte, che non rendono giustizia al genio salisburghese e neppure alla società nella quale egli è vissuto: esse iniziano col presentarci il padre Leopold, per certo uomo cocciuto e vanitoso, preoccupato per gli aspetti economici della famiglia e del figlio, come la “cattiva stella” di Wolfgang (Schuri): così in realtà non fu. Leopold, avendo compreso che l’enfant prodige dovesse presentarsi come tale (forse non previde la sua evoluzione artistica), fin dalla tenera età di Wolfgang, dopo i successi alla Corte di Vienna, intraprese una serie di viaggi da Monaco a Vienna e Parigi, fino a Londra (1762-1765).
Era un tentativo di valorizzare al massimo le capacità di esecutore di quel “miracolo della natura” come egli chiamava con affetto, ammirazione ed orgoglio il giovanissimo ed applauditissimo ragazzino.
Il rischio di far divenire Mozart un “caso sociale” (R. Wolff), non trova, fin dall’inizio della sua carriera, dei documenti probatori. Per certo ebbe fin da piccolo, quando iniziò a far di conto, un grande interesse per la numerologia, che non pochi correlano alle sue precocissime capacità musicali. Certo all’inizio la sue esecuzioni, pur assai apprezzate, presso case di nobili, non portavano molto denaro, ma piuttosto donativi, alcuni di essi anche preziosi.
Un invito particolarmente gradito fu quello a Schönbrunn (13 ottobre 1762): alla presenza di Maria Teresa e della Casa regnante Wolfgang e la sorella Nannerl tennero un applauditissimo concerto. Ai due fratelli furono regalati due abiti del guardaroba dei figli Maximilian Franz e Maria Antonietta rispettivamente. Il padre Leopold ricevette un compenso di 100 ducati d’oro, cifra del tutto ragguardevole, pari al compenso di un compositore di un’opera.
Dall’insieme dei concerti dati a Vienna, oltre che a Corte presso alcuni palazzi nobili, dai Vinciguerra di Collalto ai Kinsky, i Mozart ricavarono 540 fiorini: una bella somma, oltre due volte gli emolumenti annui di Leopold a Salisburgo.
Un secondo concerto a Corte il 21 ottobre coincise con l’inizio di una malattia, verosimilmente un eritema nodoso, della quale, a distanza di circa 30 anni, Mozart sarebbe morto. Si trattò con ogni verosimiglianza della conseguenza di un infetto streptococcico del quale ammalò a Linz alcune settimane prima.
Wolfgang guarisce, si riprendono i concerti, si incassa altro denaro, il che consente l’acquisto di una comoda vettura, con la quale i Mozart potranno viaggiare in Europa. Nel giugno del ’63 iniziò il viaggio che avrebbe portato Wolfgang da Salisburgo attraverso tutta la Germania. La “Europäische Zeitung” di Salisburgo dava notizie del grande interesse suscitato da Wolfgang, inizialmente solo tra i letterati ma poi nelle varie Corti, dal Nynphenburg di Monaco alla Corte di Stoccarda, da Bruxelles alla Corte di Versailles e poi a Londra, la Francia del sud e poi ancora a Parigi.
All’inizio del viaggio Leopold accettò un prestito dall’amico ed estimatore di Wolfgang, il commerciante Lorenz Hagenauer: era sempre ossessionato dal denaro e dalle spese che la famiglia doveva sostenere per “ben comparire in mezzo ai nobili”. Il prestito concesso dall’amico riuscì solo in parte ad attenuare l’ansia di Leopold. Era tuttavia assai preoccupato dagli incassi dei concerti che certo v’erano. Ma tollerava male che la sorella di Federico II Anna di Prussia si fosse limitata a baciare senza fine i due fratelli: con i baci, scriveva alla moglie, non si possono pagare né albergatori né postiglioni.
In realtà di denaro ne aveva ricevuto parecchio e moltissimi oggetti preziosi, in particolare tabacchiere, il tipico dono dell’epoca, che non esitò a vendere.
Il 18 novembre 1763 essi giunsero a Parigi, ove sarebbero rimasti un po’ meno di cinque mesi ospiti dell’ambasciatore di Baviera, salvo 15 giorni di ospitalità a Versailles da parte di Luigi XV. Un bel vantaggio, ma c’erano le spese dei parrucchieri, dei sarti... e Parigi era così cara!
Essi passarono il Capodanno 1764 a Corte: Leopold non stava più nella pelle. Il Re donò una preziosa tabacchiera ai Mozart, dichiarando che in caso di necessità l’avrebbe ripresa contro 1000 fiorini: pensava Leopold, se potessi farlo subito questo cambio. Ma si sa, noblesse oblige...
Wolfgang dà qualche concerto a pagamento e guadagna 12 luigi d’oro: questo tipo di concerto con biglietto d’ingresso recante il sigillo dell’artista, è una bella novità per Leopold che ne prende buona nota.
Leopold fece stampare, prima di lasciare Parigi, le “Sonates pour clavecin qui peuvent se jouer avec l’accompagnement de violon” (KV 6,7,8 e 9) dedicandole al Delfino.
Qualche luigi venne anche da lì, ma erano briciole, e lo scopo della stampa questa volta era più nobile.
Nell’aprile del ’64 i Mozart sono nella ricca Inghilterra di Giorgio III, a Londra. Il paese, celebrato da Voltaire e sensibile al messaggio dei philosophes dell’Encyclopédie, ospitava allora musicisti come J.Ch. Schmidt (Smith) C.F. Abel allievo di Händel spentosi da poco, e J. Christian Bach, il “Bach milanese”, mentre dal King’s Theater al Covent Garden si potevano ascoltare opere di Piccinni, Jommelli, M. Vento, Giardini nonché virtuosi quali Manzuoli, Regina Mingotti ed il violinista Giardini.
Ricevuti subito a Corte ebbero dal Re il donativo di 24 ghinee (che avaraccio, pensava Leopold) ma con molta buona grazia.
Diedero i Mozart altri due concerti a Corte. Alla Regina Sofia Carlotta, allieva di J. Christian Bach, Mozart dedicò, e Leopold fece stampare, sei Sonate (KV 10-15), ricompensate graziosamente con 50 ghinee.
Vi furono anche concerti in case nobili, ma l’astuto Leopold organizzò concerti pubblici a pagamento presso note taverne, che del resto ospitavano anche adunanze muratorie, con il tipico stile pratico degli abitanti di Albione.
E se per i concerti nelle case della ricca borghesia il biglietto costava mezza ghinea, nelle taverne si poteva ascoltare il piccolo genio con soli due scellini e sei soldi.
Londra non era stata solo motivo di soddisfazioni interpretative ed economiche per Wolfgang, ma soprattutto il suo modo di evoluzione verso la musica italiana, ad opera soprattutto del Bach “milanese”.
Da metà ’65 a fine ’66 i Mozart viaggiano per Belgio, Olanda, Svizzera e Germania. I due ragazzi all’Aja si ammalano verosimilmente di tifo o paratifo (quante spese per consulti e medicine sospira Leopold: e poi non si lavora!).
Tutto evolve fortunatamente al meglio: si danno alcuni concerti a pagamento e Wolfgang dirige la Sinfonia KV 22 con grande successo. Meno male pensa Leopold!
Un volo a Parigi a recuperare i regali del precedente soggiorno (le solite tabacchiere e molti oggetti di valore, questa volta due pesanti bagagli, da rivendere in patria). Sulla via del ritorno, a Sciaffusa, un concerto a Corte, remunerato 24 luigi d’oro più due preziosi anelli per i ragazzi.
A fine ’66 finalmente a casa, e con un bel po’ di quattrini, probabilmente oltre 10-12.000 fiorini, per tacere dei donativi in oro e pietre preziose il cui valore superava la cifra consolidata in moneta.
Una vera fortuna: ma Leopold è sempre scontento.
Varrà qui la pena di sottolineare come il capitale più importante fu in realtà lo sviluppo musicale e culturale di Wolfgang, il suo contatto e l’amicizia con musicisti quali Haydn, J. Ch. Bach, Abel, Piccinni e Jommelli e la sua apertura alla musica italiana.
Era ormai un vero compositore, oltre che un esecutore d’eccezione, acclamato e famoso in tutta l’Europa che contava. Mancava ora l’Italia, la meta dei migliori.
Ora la preoccupazione di Leopold era, come scrive Melograni, quella di mettersi “alla ricerca del posto fisso”: capiva bene che l’epoca di un Mozart fanciullo straordinario, forse unico, esecutore di musica propria e d’altri, l’epoca dell’enfant prodige stava declinando, mentre vi erano tutte le premesse per un suo ruolo di compositore. Ne aveva dato chiari segni con la Sinfonia KV22 (1766), già splendidamente strutturata, opera degna di un musicista ormai maturo.
E allora a Vienna, tra successi e delusioni, poi ancora a Salisburgo ove il Principe-Vescovo von Schrattenbach, protettore di Wolfgang, lo nomina Maestro dei concerti di Corte (il Nostro aveva 13 anni), ma ahimé senza stipendio. Per fortuna pagò a Leopold gli emolumenti dei tre anni di assenza dall’orchestra di Corte. Meno male, pensa Leopold, ma adesso?
Pensava già al viaggio in Italia, il Grand Tour musicale nella Lombardia, il vero règne de la musique come l’aveva definita il Presidente de Brosses. E poi con tutti gli Stati dell’Italia, a cominciare da Milano per finire a Napoli, il posto fisso doveva pur saltare fuori!
Ed il buon von Schrattenbach autorizzò alla fine del 1769 il gran viaggio, con la sua benedizione e 120 ducati: un bell’inizio.
Questa volta partono solo Leopold e Wolfgang: ma le lettere del grafomane Leopold, secondo l’uso del tempo, al quale dobbiamo tutte le notizie delle quali siamo in possesso, mantenevano i contatti con moglie e figlia.
I tre viaggi in Italia, che conferirono a Wolfgang la sua “luminosità mediterranea” saranno qui trattati solo sotto il profilo finanziario. Il catastrofico Leopold considerava già in partenza che questa volta i quattrini sarebbero stati meno che nel resto dell’Europa.
Così non fu: da Milano, a Bologna, a Firenze e Napoli si parla di concerti a 220 zecchini, a 300 lire toscane, e così via, fino a 400 ducati per l’opera Mitridate Re del Ponto: compensi pressoché analoghi quelli ricevuti per le altre due opere, il Lucio Silla e Ascanio in Alba. Per tacere della decorazione di Cavaliere dello Speron d’Oro a Roma e della nomina ad Accademico filarmonico a Bologna, oltre ad una serie di contatti al più alto livello nel mondo dei nobili, dei politici e, soprattutto, dei musicisti italiani.
Né furono meno gratificanti il secondo ed il terzo viaggio, anche se il distacco dall’Italia e segnatamente da Milano, ove aveva sperato di diventare il musicista di Corte (quella terribile Maria Teresa...), fu doloroso e pieno di rimpianti.
Si inserisce qui la vicenda del nuovo Principe-Vescovo Gerolamo Colloredo, il quale assunse Wolfgang quale Konzertmeister a 150 fiorini annui, la metà dello stipendio di suo padre per lui, anche se sedicenne: non troppo allettante dopo i trionfi del decennio precedente, ma meglio che niente, e poi era un posto fisso, pensava probabilmente l’ormai rassegnato padre. E poi bisognava ottenere l’autorizzazione al terzo viaggio in Italia da quello scorbutico e antitaliano (in fatto di musica) del Colloredo: sappiamo del resto come andò a finire a Milano. Questa schiavitù salisburghese durò quattro anni.
Ma inizia nuovamente una serie di viaggi in Germania a Monaco, Augusta e Mannheim, e poi a Parigi, ove la madre morirà, probabilmente di tifo, nel luglio ’78.
Purtroppo, vicino a belle accoglienze, anche delusioni specie in Francia. I colleghi cominciano a temerlo, a fargli la guerra: non è più un enfant prodige dell’esecuzione, è un vero e proprio, e quanto bravo, compositore.
Malgrado offerte, anche di privati, di un buon finanziamento per stabilirsi a Monaco, egli tentò, ma invano, la carta Parigi. In più non si incassa granché (manca Leopold, il quale ricorda che ci sono debiti da pagare per il viaggio). Iniziano qui i primi screzi con il signor padre, in merito ai mancati incassi ed alle spese troppo elevate. Ma in mezzo a corti e nobiltà Wolfgang deve vivere da signore.
Al ritorno dal soggiorno parigino, durato ben quattro mesi, Wolfgang chiese al suo nuovo padrone, il Principe-Vescovo Colloredo di essere assunto: questi acconsentì assegnandogli uno stipendio di 450 fiorini, in buona parte utilizzato per pagare gli amici creditori. Ed intanto scriveva musica sacra e profana. Tra queste nientemeno che Idomeneo Re di Creta, per incarico del Principe elettore di Monaco.
L’opera, uno straordinario successo, rappresentata in quella città al Teatro della Residenz il 29 gennaio 1781, fu compensata con 450 fiorini, pari al suo stipendio annuo a Salisburgo.
Wolfgang, e ne scrive da Monaco al sicuramente indignato e preoccupatao padre, era ormai stufo di Colloredo e delle sue noiose osservazioni e odiose angherie, e – non lo dice ma si percepisce dal tono della lettera – del misero emolumento.
Da Monaco, nel marzo ’81 Mozart raggiunse Colloredo a Vienna ove, morta nel 1780 Maria Teresa, era ora Imperatore Giuseppe II, un “rivoluzionario”, suo futuro protettore. A Vienna si acuì il conflitto con il Colloredo conclusosi poco elegantemente: purtroppo lo scontro coinvolse anche Leopold per cui Wolfgang restò a Vienna sopravvivendo inizialmente con qualche lezione di piano.
Fu in questo periodo che iniziò la dimestichezza, tramutatasi poi in amicizia, con il barone Gottfried van Switen diplomatico assai vicino alla Corte, figlio del celebre medico olandese Gerard, archiatra di Maria Teresa.
L’amicizia e la protezione di van Switen durarono fino alla morte di Wolfgang.
Ora comincia ad essere conosciuto, escono sue sonate stampate da Artaria e riesce a comperarsi un forte-piano Walter per 350 fiorini.
Adesso, su richiesta di Giuseppe II, inizia la sua prima opera in tedesco Die Entführung aus dem Serail.
Ormai il ragazzo, che aveva guadagnato molto denaro ma che non si era mai amministrato, diventava anche economicamente responsabile di se stesso.
Scriveva da Vienna al padre, prima della rottura “... stia sicuro che ora godo di una reputazione per guadagnare tutto il denaro possibile, perché esso è quanto di meglio c’è, dopo la salute”. In realtà per i primi 25 anni Leopold era stato il suo manager, senza educarlo ad un’autonomia psicologica ma, soprattutto, di gestione del denaro.
Effettivamente dal 1781 al 1791, l’anno della morte, Mozart ebbe un buon anzi ottimo cash-flow ed altrettanto le mani buche: in questo fu coadiuvato – intendo dire nello spendere – da Constanze, sposata a Vienna nel 1782. Anche se con qualche difficoltà iniziale, furono quelli gli anni d’oro di Mozart.
Ricorda Wolf (1991) che Wolfgang guadagnava come professore di pianoforte, come concertista, come compositore, come compositore di Corte: solo per questo incarico, poco impegnativo, percepiva 800 fiorini l’anno.
Da ultimo, in cauda venenum, aveva ereditato dal padre mille fiorini. Malgrado questo era ogni tanto costretto a contrarre debiti con gli amici massoni.
Certo il suo tenore di vita a Vienna, città assai cara, era nettamente migliorato: cambiava casa; ora al Graben, aveva un domestico personale, cavalli. Constanze, per parte sua, non lesinava sulle toilettes, faceva cure termali, il figlio Karl Thomas frequentava una scuola costosa ... un monte di spese fisse. A ciò si aggiungevano le spese di viaggio, la vicinanza alla Corte ed il contatto frequente con personalità importanti che l’obbligava perciò ad un tenore di vita e ad un guardaroba costoso: ormai si era abituato ad una vita da gran signore. E quindi lavorava disperatamente per accumulare denaro che poi gli sfuggiva tra le dita delle mani.
Calcola R. Wolf che, a parte le opere, tra lezioni, accademie, stampa di lavori, committenze particolari, nell’anno 1785 Wolfgang abbia potuto incassare circa 10.000 Gulden.
Per quanto riguarda le opere sappiamo con certezza – i dati sono ricavati dai libri di amministrazione della Corte viennese – che per lo Schauspiel Direktor (L’impresario, 1786) ebbe un compenso di 225 fiorini e di 450 per le Nozze di Figaro, mentre per il Don Giovanni a Praga ne percepì 450 e a Vienna 225. L’anno 1791 Così fan tutte e La clemenza di Tito furono pagate 450 fiorini ciascuna.
Poco sappiamo invece circa il compenso per Il Flauto Magico, ma per i sei concerti dedicati ad Haydn ricevette 450 Gulden.
Non esistevano allora diritti d’autore ma di certo l’onesto editore di musica brianzolo-viennese Artaria pagò regolarmente a Mozart la royalty pattuita per gli spartiti venduti. Il primo beneficiario di diritti d’autore delle opere di Wolfgang fu il figlio Karl Thomas, funzionario del I.R.G.A. a Milano, ove morì nel 1858, il quale con i diritti comperò un fondo agricolo vicino a Merate.
Mozart in quattro anni produsse per la Corte una sessantina tra minuetti e danze ricevendo il non piccolo compenso complessivo di 3.200 Gulden. In realtà dal 1781 all’87 Wolfgang guadagnava una cifra annua tra 2.000, 4.000 e persino 6.000 Gulden.
Il declino economico (relativo!) di Mozart seguì la morte di Giuseppe II. I guadagni si ridussero ma egli poteva sempre contare su oltre 2.000 Gulden annui, cifra tre volte superiore alle esigenze di una buona famiglia borghese della città di Vienna.
Iniziò, anzi continuò a chiedere prestiti a nobili e commercianti, senza alcun imbarazzo, anche se le ultime lettere ad un fratello massone per un prestito sono realmente penose ed umilianti per una persona del suo livello sociale. Ed erano richieste di 1.000-1.500 Gulden: il Principe Karl Lichnowsky, suo allievo, che gli aveva prestato durante un viaggio in Germania 1.450 fiorini, fu costretto nel corso del 1791 a richiedere la restituzione del denaro, verosimilmente richiestogli per potere essere all’altezza del tenore di vita del suo allievo.
Gli anni 1788 ed 89 furono per Wolfgang e Constanze economicamente meno felici malgrado egli guadagnasse, come si è detto, non meno di 2.000 Gulden l’anno: Wolfgang arrivò persino a vendere oggetti di valore e ad impegnare l’argenteria di famiglia.
La sua posizione economica nell’àmbito dei musicisti viennesi era privilegiata se si considera che Salieri, Kapelmeister di Corte percepiva 1.250 fiorini. Anche nelle altre professioni solo pochi alti funzionari toccavano stipendi al massimo di 2.000 Gulden, i professori universitari tra 300 e 600 Gulden, un medico dell’ospedale Josephinum 240 Gulden, mentre il direttore medico ne percepiva 3.000.
Si consideri ancora che all’epoca di Giuseppe II i tre quarti della popolazione viennese viveva con 50 Gulden l’anno, il domestico personale di Mozart ne percepiva 12, sempre l’anno, oltre al vitto.
Facevano eccezione, fin da allora, i cantanti italiani: il soprano Nancy Storace esigeva, ed otteneva, un cachet di 5.000 Gulden, ed il castrato Marchesini per sei concerti ne voleva 2.500. La tradizione (castrati a parte) si è mantenuta fino ai nostri giorni!
Certo Vienna era una città cara, anche per la presenza della Corte, con tutte le sue esigenze di rappresentanza. Si pensi che in una città di 300.000 abitanti vi erano 3.200 sarti. Wilma e Franz Prinz (1991) presentano dati precisi sul costo della vita a Vienna nel periodo 1780-1791 e calcolano che una famiglia poteva vivere agiatamente con meno di 500 fiorini all’anno.
Dopo queste premesse, facciamo un po’ i conti in tasca a Wolfgang Amadé.
Per l’alloggio 300 Gulden, il vitto compresa la servitù 500 Gulden, le cure mediche e termali di Constanze – che soffriva dei postumi di una tromboflebite post-partum ad una gamba – la carrozza ed i cavalli per i viaggi, gli abiti, la scuola dei figli, le spese di casa Mozart dal 1785 al 1791 si aggiravano sui 2.000-2.500 Gulden annuali. Ma forse la stima è inferiore alla realtà.
Wolfang pare non giocasse se non a bigliardo, anche se il gioco del faraone era diffuso a Vienna negli ambienti frequentati da Mozart. Ci pone in sospetto una lettera all’amico massone Puchberg di richiesta urgente di denaro “per salvare il proprio onore”. Donne? Forse, ma il lavoro era per lui sempre la prima cosa e davvero non gliene mancava, anche se non sempre ben remunerato.
Certo la guerra aveva ridotto la disponibilità della Corte e della nobiltà e di questo anche Mozart risentì sotto il profilo economico e non solo.
Aveva ricevuto tra il ’90 ed il ’91 interessanti offerte da Londra ed Amsterdam, ma preferì restare a Vienna: le nuove opere avevano successo e cominciavano a portare denaro. Il ’91 si presentava sotto buoni auspici e Puchberg iniziava a rientrare dei prestiti all’amico.
Per lo stesso Requiem per il quale Mozart scrisse solo l’Jntroitus e, forse, diede a Süssmayr alcuni spunti tematici dall’allievo utilizzati per scrivere quasi tutto lo spartito, Mozart ebbe un’offerta di 400 fiorini. Si dice comunemente che il Requiem fu scritto per Wolfgang Amadé, che come è noto, venne a morte il 5 dicembre 1791.
Qualche riflessione sul nostro tema.
Mozart ha guadagnato, fin da giovanissimo, tanto non “poco contante”, e ciò è durato in pratica per tutta la vita. Egli ha adattato il suo modo di vivere all’ambiente nel quale ha vissuto per gli ultimi dieci anni della sua vita, e nel quale ha raccolto il suo incredibile quanto meritato successo.
Non ebbe, né forse poteva averlo con Constanze al fianco, il senso dell’economia, né mai si iscrisse alla cassa di pensione per musicisti che già allora esisteva in Austria, un Paese “ben regolato”. Egli resta perciò il solo responsabile delle sue crisi finanziarie (sempre relative): non conosceva il valore del denaro, pur avendone, o forse proprio perché ne aveva molto.
Di un genio di questa natura tutto si deve comprendere. Tanto più che cifre impressionanti sono oggi incassate da artisti, concertisti, film, libri e persino dalle Mozartkugeln, i cioccolatini viennesi, e da alcuni improbabili liquori a lui dedicati.
Chi ha avuto la disavventura di assaggiarli altro non può fare che rallegrarsi che Mozart, il divino ed ineguagliabile genio, abbia avuto la fortuna di non vedere la speculazione che su di lui continuamente si consuma.

LA MONETA AL TEMPO DI MOZART
La moneta al tempo di Mozart. L'unità monetaria dell'Impero austriaco era il Fiorino o Gulden (= aureus), che si batteva in argento, malgrado il nome. Esso era pari a 20 Groshen, ciascuno dei quali quotava 12 Pfennig.
Il Ducato, moneta d'oro corrente a Vienna, era pari a 4,5 fiorini o 270 kreutzer (detto Kremnitzer Ducat).
Il Thaler (o tallero) di Maria Teresa valeva a Vienna 2 gulden.
Il tallero di Maria Teresa, dopo la morte della Sovrana (1780), fu ritirato dalla circolazione e in seguito venduto al governo abissino ove esso circolava ancora all'epoca della conquista italiana al valore di Lit. 5,19 e ancora oggi è utilizzato.
Buscaroli, che ebbe contatti con la Deutsche Bank, è giunto alla conclusione che il valore del Fiorino era pari a Lit. 25-30.000 del 1996, circa € 15, e anche più, a Vienna all'epoca di Mozart.
Conclude assai opportunamente Buscaroli: "Il lettore che tenga presenti questi valori non potrà mai più cadere vittima delle scellerate biografie tra le quali il suo amor di Mozart sboccò, fiorì e fu malmenato e tradito dallo svergognato piagnisteo intonato per fare palanche".

(da Pietro Buscaroli, La morte di Mozart, Milano, Rizzoli, 1996).


GLI STIPENDI DELLA K.K. HOFKAMERMUSIQUE NEL 1790.

Nome Stipendio annuo Spese alloggio riconosciute

Kapelmeister Salieri 1.200 152
Umla per i coristi 1.000
Organisti 856
Arbessez 400
Organista Albrechtsberger 300 92
Violinista Fr. Hofer 150
Compositore Mozart 800

(da H.C. Robbins Landon, Mozart golden years 1781-1791, London, Thames and Hudson 1989)