Anno 3 - N. 7 / 2004


POESIA

Il caffè delle muse

di F.P.



Testa di tigre (1955-1956)

Antonio Ligabue (Zurigo, 1899 - Gualtieri, !965)


...hai urlato nel porre le mani
sul mio ventre
perchè il desiderio ardeva
anche le dita...

Nicoletta Conti vive a Forlì, dove è nata. L’anima e il suo doppio (Edizioni Nuove Scritture, 2003) è la sua prima raccolta di poesie.
La presentazione ha luogo nella Libreria Claudiana di Milano. Vi assisto appena uscito dalla mostra di Frida Kahlo al Palazzo della Permanente, ancora sotto l’impressione della forza - della violenza, per meglio dire - delle rappresentazioni della compagna di Diego Rivera. Sarà per questo che anche il verso di Nicoletta mi pare non di rado violento, percorso talora da un alito erotico forte, aspro, spesso dolente:

Vorrei abitare nei tuoi pugni
per essere sbattuta
sul tavolo della tua rabbia.

Come era lontana
la tua voce mentre
il mio corpo
schizzava sul pavimento.

Talvolta mi pare di scorgervi, sparsi qua e là, i bagliori del sacro. Non è difficile rinvenirne, nell’eros, un’entità misteriosa quando non, addirittura, misterica: i culti di Dioniso, le prostitute sacre dei templi... La parola stessa, eros, è un eponimo divino.
È l’osservazione che faccio nel corso di un breve intervento e che ribadisco più tardi, a manifestazione terminata, durante una chiacchierata. Ma lei non vuole saperne. Si oppone a questa idea come già Frida ad André Breton che la voleva annoverare tra i pittori surrealisti: “Io non dipingo sogni - protestava Frida - dipingo la realtà”. E Nicoletta, nel respingere il mio pensiero: “Io uso l’eros” - sono le sue parole - “per impossessarmi della chiave del mondo, delle sue bellezze ma anche, e probabilmente soprattutto, delle sue brutture. Nella passione c’ è gioia ma anche dolore, tanto; c’ è partecipazione ma anche distacco; c’ è unione ma anche egoismo profondo; c’è simbiosi ma anche solitudine, amarezza, vuoto...”.
Avrei forse ancora qualche argomento, per proseguire la discussione: ma come André Breton (si parva licet componere magnis) mi ritiro.
Prestigiosa la presentazione de L’anima e il suo doppio: Vincenzo Guarracino.
Che invita a guardare all’opera di una Nicoletta Conti ...disarmata / sputando le spine..., a leggerne la parola poetica proprio così, proprio come “rigetto ed ostensione di un residuo lacerante e prezioso, testimonianza e agente di una trionfante déchirure”. Trovandone significativa ed eloquente conferma nei versi a pagina 29: I poeti sono come lacerazioni / sulla tela / da entrambe le parti / il tutto e il nulla.

Mi sembra molto appropriata e pertinente la citazione di Paul Valery - Il faut être léger comme l’oiseau et non comme la plume - posta in epigrafe al volumetto L’azzardo irrinunciabile (Book Editore, 2004), una silloge poetica di Isabella Scalfaro. Di cui Giampiero Neri (che sta per pubblicare la raccolta Armi e mestieri per i tipi di Mondadori) scrive: “Avvicinarsi alle cose, nominarle con l’illusione forse di conoscerle, è stata l’antica avventura degli uomini. La poesia non l’ha dimenticato e ritorna in queste pagine chiare, luminose, che nel ripeterne l’azzardo, ne danno testimonianza”.


Carne triste

Carne triste se lenta grado a grado cede
allo sciupio dolcissimo del tempo che la
[sfiora piano
inavvertita carezza. Lo specchio riflette
invisibili guasti, un nulla dopotutto,
[segni impercettibili
sulla pelle levigata ancora, sui muscoli tesi,
[compatti. Ma il tocco
si fa di ora in ora più greve, come d’amante
[che frughi, che esplori.
Finché di colpo svelerà mani dure per i primi
[gonfiori le crepe i crolli
che si vedranno, quelli sì, si vedranno.
[E affonderà le dita
nei tessuti nelle fibre come in un impasto
[di calce e sabbia.
Carne triste dunque se dietro le
[sue devastazioni
preme una giovinezza che non declina.

Nessuna “trionfante déchirure” in Isabella Scalfaro: solo una sottile malinconia che accompagna la garbata, composta constatazione di un quasi amato “sciupio dolcissimo” e della sua “inavvertita carezza”.

Curata da Manuela Boscolo e Carlo Occhipinti - e con la presenza della sempre squisita pi.erre. Pierangela Barcellini - si è inaugurata ad Arona il 13 marzo (durerà fino al 27 giugno) l’esposizione LIGABUE COME VAN GOGH: arte, mito, leggenda, presentata da Raffaele De Grada. Centocinquanta opere (dipinti, sculture, disegni, incisioni) che riassumono la produzione del “Van Gogh della bassa”, come Antonio Ligabue è stato chiamato, attendono il visitatore nella suggestiva cornice di Villa Ponti che ha recentemente ospitato, come EOS ha riferito nello scorso numero, una splendida antologia delle esperienze artistiche del novecento.
Il caffè delle muse non esita ad invitare i suoi lettori a visitare questa bellissima esposizione con la quale la vivace cittadina lacustre segna un nuovo punto a favore della sua degnissima collocazione nel panorama delle città italiane promotrici di importanti eventi artistici e culturali.
Iniziative editoriali. Ha visto recentemente la luce il volumetto LE VOCI DELLA POESIA, LE VOCI DEI POETI, stampato a cura della Fondazione E. Bernardelli, editrice di EOS. La pubblicazione raccoglie gli atti del convegno “Tradizione e ricerca: esperienze poetiche”, del maggio 2003, promosso dall’Assessorato alla Cultura del comune di Villasanta e curato da Guido Antonelli. Un convegno al quale hanno partecipato personalità di grande prestigio nel panorama letterario e della critica italiana contemporanea, un convegno di “addetti ai lavori”, come suol dirsi con brutta locuzione: ma nello scorrere le relazioni sulla poesia, il suo senso, il suo farsi, anche il lettore, che ai lavori addetto non è, trarrà spunti innumerevoli di riflessione.
Il volume verrà presentato il prossimo 16 aprile alle 21 all’ Hotel dei Cavalieri, in piazza Missori a Milano.
Un’altra presentazione: il 4 marzo scorso alle Messaggerie Musicali di Corso Vittorio Emanuele. Si tratta del semestrale IL MONTE ANALOGO, diretto da E. Abate, R. Caracci, M. De Santis, M. Nasr, G.P. Neri, O. Rossani. IL MONTE ANALOGO (che deriva il suo nome dall’omonimo romanzo metafisico incompiuto di René Daumal) è una “rivista di poesia e ricerca” come recita il sottotitolo: di ricerca perchè, si legge nell’editoriale di presentazione, “...la poesia contemporanea è investita essa stessa da grandi e piccoli mutamenti e non può rimanere in clausura entro territori consolidati (quelli comunemente considerati “poetici”). Se dunque centrale sarà la sezione di poesia, le altre due previste - di saggistica di vario argomento e di interviste - non saranno divagazioni o appendici”.

L’Accademia Italiana della Cucina al Quirinale
“Arte e Storia a Tavola”
Sono oltre 650 ( più un centinaio di menu accademici ) i menu storici della collezione Campiverdi e della Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” riprodotti, tutti a colori, nelle oltre 300 pagine del volume “Arte e Storia a Tavola” edito dall’Accademia Italiana della Cucina. Questa pubblicazione affianca la grande mostra allestita nella Sala del Tesoro al Castello Sforzesco di Milano in occasione del cinquantenario del sodalizio fondato dal giornalista e scrittore Orio Vergani con lo scopo di recuperare le più genuine tradizioni della nostra cucina regionale.
Oggi l’Accademia conta 150 delegazioni in Italia e 48 all’estero, oltre cinquemila associati e ha acquisito una prospettiva internazionale attraverso un impegno che mentre va sempre più in profondità nella ricerca sul territorio nazionale, apre il suo intervento e la sua presenza qualificata alla cultura gastronomica. E lo fa anche come “istituzione culturale” della Repubblica Italiana.
Si tratta di mille pezzi straordinari: menu imperiali e reali, menu di artisti come Chagall e Dalì, di transatlantici, treni ed aerei fino al 1950, menu della belle epoque: splendidi documenti e curiose rarità come il ricchissimo menu del 1862 per il matrimonio di Maria Pia, figlia di Vittorio Emanuele II di Savoia, con Luigi I del Portogallo o quello del 1893 a Chicago per l’inaugurazione del Worlds Columbian Exposition, il più ricco di bandiere della storia.
La raccolta dei cartoncini celebri, introdotti quando in Europa si cominciò a mangiare scegliendo fra una rosa di pietanze, è diventata oggetto di collezioni come quella della Public Library di New York, il Museo dei Menu di Thun in Svizzera, l’Archivio di Stato di Torino e quello di Bolgheri del giornalista Enrico Guagnini, insieme alla notevole collezione dell’accademico Livio Cerini di Castegnate.
Il volume è stato presentato nel corso di un incontro al Quirinale con il Presidente Ciampi e testimonia di come l’Accademia si senta in sintonia con l’opera che egli conduce per la valorizzazione della presenza italiana nel mondo. Attraverso la divulgazione della buona tavola italiana in tutti i continenti, anche l’Accademia svolge infatti un’attività di spiccato valore culturale, ma perseguendo anche l’obiettivo di far conoscere e apprezzare negli altri paesi la grande ricchezza della produzione agroalimentare italiana, dai vini ai formaggi, dalla pasta ai salumi e all’olio extravergine d’oliva: mille specialità, tutte di alta qualità, che favoriscono l’espansione economica italiana anche attraverso un intelligente sostegno culturale.